L’oleandro, fiori estivi garantiti con poca fatica

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La Vanoni cantava “Sento il profumo ancor dell’oleandro in fior l’odore del caffè”… eh si perché i protagonisti dei gardini estivi sono loro gli oleandri. Vediamo di saperne qualcosa in più: l’oleandro è un arbusto sempreverde tipico della vegetazione mediterranea, è diffuso in tutta Italia e nelle zone meridionali è presente anche allo stato naturale odia però il gelo intenso e prolungato; produce per tutta la bella stagione bellissimi fiori profumati, riuniti in racemi all’apice dei rami flessibili. I fiori sono di colore tipicamente rosa, ma esistono numerose varietà ibride. Attenzione,  l’oleandro è velenoso: contiene infatti, nel fogliame, nei fusti e nelle radici, un alcaloide fortemente tossico, che agisce per ingestione.
Gli oleandri hanno poche esigenze colturali, spesso si utilizzano nell’arredo urbano, visto che sopravvivono anche in condizioni di coltivazione non ideali, come caldo estremo o siccità. Se però viviamo nel nord Italia, in luoghi in cui già l’autunno è decisamente molto freddo, con minime notturne inferiori allo zero, l’oleandro va posto al riparo e coperto con agritessuto già verso la fine di ottobre, e può essere riesposto all’aperto in aprile-maggio. Non necessita di un terreno particolarmente ricco, prediligendo substrati poveri e molto ben drenati, gli eccessi di umidità possono promuovere lo sviluppo di muffe o funghi dannosi. A inizio primavera è consigliabile spargere attorno all’oleandro del concime granulare a lenta cessione, che garantisce il giusto tenore di sali minerali nel terreno per i mesi primaverili ed estivi. In genere gli oleandri non necessitano di potature regolari o vigorose, è sufficiente, a fine inverno, rimuovere i rami rovinati dal gelo, gli apici che portano ancora i sei o i fiori appassiti, le ramificazioni più deboli.
Piccola nota culturale: l’oleandro, per il fatto che le sue foglie sono disposte a gruppi di tre, simboleggiava nell’antichità l’armonia dell’universo, formato da triadi che come affermava Pitagora “è l’esistenza in cui l’Immutevole ed il Mutevole sono congiunti”. Che il suo significato fosse in passato di buon augurio lo testimonia anche il fatto che nel Medioevo un’antica leggenda narrava che sul bastone di San Giuseppe fosse fiorito proprio un oleandro tanto da essere chiamato “mazza di San Giuseppe”. Più tardi però l’oleandro da simbolo beneaugurante è diventato simbolo funerario, forse per via del fatto che si scoprì che era una pianta velenosa.
Visto che però è altamente improbabile ingerire parti della pianta, cerchiamo di gustarne la vigoria, la facilità di coltivazione e gli splendidi fiori che garantisce. Perché non pensare agli oleandri per quella siepe mista che rende vivace il nostro giardino, o un gruppetto di questi arbusti in quella zona a sud dove altri alberi hanno difficoltà a crescere?

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