Il giardino naturale e la sua biodiversità

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Si sa che con l’arrivo dei prodotti chimici e l’evoluzione tecnologica in campo agricolo e vivaistico, molta naturalità del paesaggio è stata compromessa. Dove si estendevano praterie e boschi troviamo oggi molti centri abitati e campi coltivati in modo intensivo.

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Prima di tutto questo sconvolgimento ambientale, si poteva facilmente trovare una ricca flora che spaziava dall’erbetta di campo che ora non si trova più, a vivaci arbusti che si facevano spazio all’interno di grandi boschi planiziali costituiti principalmente da salici, olmi, carpini, frassini, pioppi e carpini.
Anche se la naturalità è stata compromessa, si può pensare di tornare ad una situazione di seminaturalità con piccoli accorgimenti quali quello di estirpare le specie esotiche (Amorpha fruticosa, Gleditsia o Phytolacca), che pur essendo delle belle specie ornamentali da giardino, creano grandi squilibri nella vegetazione tipica della zona perché sono molto competitive e invasive. Altri metodi di ripristino ambientale possono essere quelli di piantare le specie autoctone direttamente ottenute da siti donatori; in tutto il mondo, esistono infatti delle aree gestite ad altissima naturalità da cui è possibile ricavare la specie più adatta all’ambiente in cui si vive. Sconsigliato è invece l’utilizzo di diserbanti sia per le caratteristiche chimiche del prodotto, sia per i prezzi e la costante manutenzione, sia perché non è garantita una totale eliminazione delle specie dannose.
Così facendo, non solo la vegetazione del territorio diventerà più naturale, ma anche la fauna e la flora scomparse, torneranno a ripopolare i loro habitat.

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